Rinvio a giudizio per il maggiordomo del Papa
Rinvio a giudizio per furto aggravato per il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, accusato di aver trafugato delle carte riservate di sua Santità. Oltre ai documenti, in casa sua sono stati trovati un assegno da 100 mila euro di Benedetto XVI e una edizione della traduzione dell’Eneide di Annibal Caro del 1581. Gabriele, dopo esser stato sottoposto a perizia psichiatrica, è stato dichiarato imputabile. Leggi Perché il Vaticano consce la sua serpe in seno ma non la rimuove di Paolo Rodari - Leggi Dietro la storia del "corvo" di Paolo Rodari - Leggi Nella stanza del corvo di Paolo Rodari -
13 AGO 20

Rinvio a giudizio per furto aggravato per il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, accusato di aver trafugato delle carte riservate di sua Santità. Oltre ai documenti, in casa sua sono stati trovati un assegno da 100 mila euro di Benedetto XVI e una edizione della traduzione dell’Eneide di Annibal Caro del 1581. Gabriele, dopo esser stato sottoposto a perizia psichiatrica, è stato dichiarato imputabile.
Nella sentenza di rinvio a giudizio del giudice istruttore Piero Bonnet, resa nota oggi, si legge che “le indagini non hanno ancora portato piena luce su tutte le articolate e intricate vicende che costituiscono l'oggetto complesso di questa istruzione” ed è per questo che continueranno “ sia nei confronti dei due imputati che per altre persone, e per una serie di altri reati”.
Oltre al nome di Gabriele nelle pagine della sentenza è presente anche quello di Claudio Sciarpelletti, informatico della Santa Sede e rinviato a giudizio per il reato di favoreggiamento. Sciarpelletti era stato arrestato il 25 maggio scorso per poi essere rilasciato il giorno dopo in regime di libertà condizionata, mutata poi in libertà provvisoria. “Non può considerarsi un complice di Gabriele e secondo quanto mi hanno riferito i giudici rischia da nulla a poco”, così il portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, che rispondendo poi in conferenza stampa ha aggiunto che da parte del Papa “c’è una chiara intenzione di rispettare il lavoro della magistratura e le sue risultanze”, così come da parte delle istituzione della Santa Sede che per voce dei Lombardi hanno ribadito la loro “ferma volontà di trasparenza, unita ad un profondo rispetto per il ruolo, la competenza e l’autonomia della magistratura vaticana”.
Secondo quanto riportato dagli atti dell’interrogatorio di Gabriele, sarebbe stato lo stesso maggiordomo a fornire “a più riprese” al giornalista Gabriele Nuzzi i documenti riservati del Pontefice senza aver “ricevuto versamenti in denaro o altri benefici”. Le ragioni del comportamento di Gabriele andrebbero invece ricercate nel tentativo di”migliorare la situazione ecclesiale e non mai quelle di far danno alla chiesa e al suo Pastore, anche se non sapevo dove si sarebbe potuti arrivare con questa mia inziativa”.
“Dalla posizione in cui mi trovavo – continua Gabriele – potevo osservare la duplice funzione papale: quella del vertice della chiesa e quella di vertice della stato, ed ebbi l’impulso di fare qualcosa che consentisse in qualche modo di uscir fuori dalla situazione che si viveva all’interno del Vaticano”. “Mi rendevo conto – ha inoltre aggiunto - che su alcune cose il Santo Padre non era informato o era informato male. Con l'aiuto di altri come Nuzzi, pensavo di poter vedere le cose con più chiarezza".
Nella sentenza di rinvio a giudizio del giudice istruttore Piero Bonnet, resa nota oggi, si legge che “le indagini non hanno ancora portato piena luce su tutte le articolate e intricate vicende che costituiscono l'oggetto complesso di questa istruzione” ed è per questo che continueranno “ sia nei confronti dei due imputati che per altre persone, e per una serie di altri reati”.
Oltre al nome di Gabriele nelle pagine della sentenza è presente anche quello di Claudio Sciarpelletti, informatico della Santa Sede e rinviato a giudizio per il reato di favoreggiamento. Sciarpelletti era stato arrestato il 25 maggio scorso per poi essere rilasciato il giorno dopo in regime di libertà condizionata, mutata poi in libertà provvisoria. “Non può considerarsi un complice di Gabriele e secondo quanto mi hanno riferito i giudici rischia da nulla a poco”, così il portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, che rispondendo poi in conferenza stampa ha aggiunto che da parte del Papa “c’è una chiara intenzione di rispettare il lavoro della magistratura e le sue risultanze”, così come da parte delle istituzione della Santa Sede che per voce dei Lombardi hanno ribadito la loro “ferma volontà di trasparenza, unita ad un profondo rispetto per il ruolo, la competenza e l’autonomia della magistratura vaticana”.
Secondo quanto riportato dagli atti dell’interrogatorio di Gabriele, sarebbe stato lo stesso maggiordomo a fornire “a più riprese” al giornalista Gabriele Nuzzi i documenti riservati del Pontefice senza aver “ricevuto versamenti in denaro o altri benefici”. Le ragioni del comportamento di Gabriele andrebbero invece ricercate nel tentativo di”migliorare la situazione ecclesiale e non mai quelle di far danno alla chiesa e al suo Pastore, anche se non sapevo dove si sarebbe potuti arrivare con questa mia inziativa”.
“Dalla posizione in cui mi trovavo – continua Gabriele – potevo osservare la duplice funzione papale: quella del vertice della chiesa e quella di vertice della stato, ed ebbi l’impulso di fare qualcosa che consentisse in qualche modo di uscir fuori dalla situazione che si viveva all’interno del Vaticano”. “Mi rendevo conto – ha inoltre aggiunto - che su alcune cose il Santo Padre non era informato o era informato male. Con l'aiuto di altri come Nuzzi, pensavo di poter vedere le cose con più chiarezza".
Leggi Perché il Vaticano consce la sua serpe in seno ma non la rimuove di Paolo Rodari - Leggi Dietro la storia del "corvo" di Paolo Rodari - Leggi Nella stanza del corvo di Paolo Rodari -